Il livello della tensione nel Golfo Persico cresce. E preoccupa l’economia globale. «Senza una palla di cristallo è impossibile prevedere l’esito della crisi, ma le priorità restano la sicurezza fisica dei nostri equipaggi e la riapertura della navigazione da Hormuz». Emanuele Grimaldi, amministratore delegato del Gruppo Grimaldi e presidente della International Chamber of Shipping (Ics), fotografa un commercio marittimo in ostaggio. A oltre trenta giorni dal blocco dello Stretto di Hormuz, l’armatore napoletano, alla guida dell’ente che rappresenta l’80% del tonnellaggio mondiale, affronta le sfide globali con pragmatismo. L’obiettivo istituzionale è il ripristino del libero passaggio, tramite il lavoro diplomatico, per scongiurare un nuovo shock petrolifero globale. Dopo un mese di blocco a Hormuz e navi ferme come la vostra Gran Torino a Dubai, qual è la situazione? «Le tensioni e i tentativi di tregua non seguono un percorso lineare. Il livello del rischio appare in aumento e allontana le speranze di una risoluzione a breve termine. Le nostre flotte, senza certezze sulla sicurezza, non si muovono. Dopo quattro settimane di sosta forzata i viveri scarseggiano e abbiamo autorizzato le navi a fare scorta di beni primari e carburante per tutelare i lavoratori. Questo clima di cautela coinvolge l’intera flotta mondiale».