Il presidente nazionale degli agenti marittimi: "Per competere dobbiamo mettere a sistema tutte le competenze italiane"

Il sistema portuale italiano si trova a un bivio decisivo, tra l’attuazione del Pnrr e le turbolenze geopolitiche che ridisegnano le rotte globali. La prossima assemblea pubblica di Federagenti, dal titolo “Ogni Porto una Storia, Un Futuro” (Civitavecchia, 3 luglio) sarà l’occasione per ribadire la centralità dello shipping e dei suoi professionisti. Con una visione che unisce pragmatismo imprenditoriale e lungimiranza strategica, il presidente nazionale Paolo Pessina traccia la rotta per trasformare l’Italia nella vera porta d’accesso del Sud Europa, superando i vecchi dualismi tra pubblico e privato e puntando su una regia nazionale forte e coesa.

Presidente Pessina, partiamo dal titolo della vostra Assemblea: “Ogni Porto una Storia, Un Futuro”. Perché avete scelto queste parole proprio in questa fase storica?

«Perché è arrivato il momento di voltare pagina, e dobbiamo farlo concretamente, non solo a parole. Per troppo tempo i porti italiani sono stati visti come un ambito di investimento frammentato, gestito da singoli imprenditori senza una visione strategica d’insieme. Fin dall’inizio del mio mandato ho sostenuto che occorre avere un’idea chiara per selezionare i porti: non tutti sono uguali e, di conseguenza, non tutte le esigenze sono le stesse. Il titolo riflette la consapevolezza che, pur rispettando le specificità storiche di ogni scalo, dobbiamo muoverci verso un futuro unitario. Dobbiamo cambiare passo come Paese, puntando su una centralizzazione delle decisioni strategiche. Credo fermamente che una regia nazionale debba esserci, in qualsiasi forma, perché è esattamente ciò che fanno tutti i nostri competitor internazionali».