Per fortuna non di guerra come altrove, fra le proteste e gli ammonimenti del Papa, ma la Pasqua della politica italiana è stata alquanto animosa. Già nella domenica delle Palme, d’altronde, pochi avevano voluto raccoglierle preferendo le solite polemiche, risse, minacce, richieste ultimative di dibattiti parlamentari e tutto il resto dell’armamentario partitico o correntizio delle opposizioni.
Neppure di fronte alla missione della premier italiana nel Golfo persico, fra la solidarietà ai paesi in pericolo, in fondo anch’essi, dell’“età della pietra” minacciata, all’Iran che non rinuncia alle sue pratiche terroristiche, e la ricerca di sicurezza negli approvvigionamenti energetici, ha fermato le opposizioni ancora troppo “euforiche”, come lamenta anche il loro protettore Goffredo Bettini, della vittoria del no referendario alla riforma costituzionale della magistratura.
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Il panorama politico in vista delle elezioni del 2027 si arricchisce di una sorpresa: secondo l’ultimo sondaggio B...
Giorgia Meloni ha continuato ad essere rappresentata dagli avversari imbaldanziti, ripeto, dal successo referendario come una complice dell’odiato presidente americano Trump, sino a compromettere gli interessi nazionali. Il suo attivismo e credito internazionale sarebbero allucinazioni. Eppure nella loro apparente unità polemica e aggressiva le opposizioni hanno continuato ad essere fra loro divise nei contenuti e persino nelle procedure della marcia verso l’alternativa di governo. Un programma comune continua ad essere una prospettiva lontana e incerta, su cui le trattative sono fumose anche nel metodo. Non parliamo poi della leadership, affidata dal baldanzoso Giuseppe Conte, smanioso di tornare a Palazzo Chigi, a primarie che stanno mettendo a dura prova persone apparentemente prudenti e riflessive come Romano Prodi, che ha brandito il bastone di mortadella impietosamente evocato da noi di Libero.














