Sono stati gli unici ad andare giù, fino alla piattaforma petrolifera abbandonata Didon, per recuperare quarantaquattro persone che lì erano bloccate da 5 giorni, ma per il Viminale sono da sanzionare. Dopo il fermo dell’ammiraglia Sea Watch5, arriva uno stop anche per la “piccola” dell’ong tedesca accusata di non aver informato le autorità libiche delle operazioni di soccorso.

Ecatombe di quasi 200 morti

"Quarantaquattro persone – ricorda Giulia Messmer di Sea-Watch International - sono rimaste bloccate su una piattaforma petrolifera per cinque giorni e nessuno Stato europeo è intervenuto in loro aiuto”. Fra loro anche diverse donne e bambini, sopravvissuti per giorni su quella piattaforma abbandonata solo grazie a uno scatolone di cibo lasciato lì chissà quando. Le latte portavano data di scadenza 2017, ma dopo giorni senza bere, né mangiare erano banalmente l’unico modo per sopravvivere. “Aurora – afferma la portavoce italiana dell’ong Giorgia Linardi – è intervenuta per supplire a una gravissima omissione di soccorso. La detenzione della nostra nave è vergognosa e inaccettabile, tanto più dopo una settimana di Pasqua in cui nel Mediterraneo si è consumata una vera e propria ecatombe con quasi 200 morti”.