Con un post su Facebook Christian Raimo, prof di liceo e scrittore che si muove tra attivismo, editoria e militanza, che ha amministrato la Cultura da assessore del Terzo municipio di Roma Capitale per poi candidarsi senza successo alle elezioni europee con Alleanza dei Verdi e Sinistra e che piace ai progressisti, è arrivato a teorizzare la strage dei proprietari di case.
Daniele Dell'Orco racconta il Libano come un fronte dimenticato ma ancora in fiamme: bombardamenti continui, un Paese diviso tra Hezbollah e oppositori, e comunità civili, soprattutto cristiane, strette tra due fuochi. Una guerra che dura da decenni e che oggi rischia di degenerare ulteriormente.
Sono ore di alta tensione quelle che sta attraversando la crisi iraniana. Stasera (alle ore 20 di Washington Dc), è prevista la scadenza dell’ultimatum fissato da Donald Trump: a meno che Teheran non riapra lo Stretto di Hormuz, il presidente statunitense, che domenica non ha escluso l’eventualità di schierare truppe di terra, si è detto pronto a colpire le infrastrutture energetiche della Repubblica islamica.
Ogni volta che la tensione nel Golfo Persico sale, riemerge come un riflesso automatico la stessa frase: «L’Iran potrebbe chiudere lo Stretto di Hormuz». È diventata quasi uno slogan, ripetuto da analisti, giornalisti e talvolta anche da esponenti politici, come se si trattasse di una facoltà naturale di Teheran.







