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Mentre si svolgeva l'operazione di salvataggio dei piloti americani l'Iran discuteva con Islambad i termini per un cessate il fuoco di 45 giorni
Nonostante le chiacchiere, non ci sono molti segnali che ci sia un interesse a trovare un accordo fra le parti. Donald Trump si è rallegrato dell'operazione di salvataggio dei piloti dell'F15 abbattuto dagli iraniani, mentre a qualche migliaio di chilometri di distanza Netanyahu sorrideva per aver dato una robusta mano nell'operazione. "Ci siamo parlati oggi e congratulati" ha detto il primo ministro israeliano, ma certamente le cose che si dovevano dire erano tante e fatali. Il clima è più che infuocato.
Dopo che Trump ha esteso il suo ultimatum fino a questa mattina, dopo che l'Iran aveva segnalato una certa apertura rispetto a Hormuz subito rientrata, ieri una gragnuola di missili da Teheran ha mandato tutta Israele nei rifugi e ha portato quattro morti e distruzione ad Haifa, mentre i caccia israeliani colpivano in Iran la maggiore struttura petrolchimica. Trump parla di notte (questa) decisiva. Non vuole minacciare, intanto in Iran ascoltano ogni virgola. E restano nel dubbio. E forse pensano a proporre un coniglio dal cappello.






