«Quando ho compiuto 80 anni mi sono regalata un tatuaggio, l’infinito con le iniziali dei miei nipoti, e se vivrò fino a 90 me ne farò un altro. Dopo essere rimasta vedova ho deciso di fare quello che voglio, senza obbedire più a nessuno», racconta Ada Sigismondi seduta su una panchina di corso Mazzini, e una signora che passa e ascolta le dice «Brava!» con un grande sorriso e un applauso.

Ada è elegante e ironica mentre rilascia la sua intervista alle volontarie di «Ella» per il progetto intitolato «A voce alta» che vuole dare spazio alla cosiddetta «generazione silenziosa»: «Le donne nate tra il 1928 e il 1945 sono state artefici della rinascita dell’Italia ma non sono mai state considerate davvero, erano sempre un passo dietro agli uomini», commenta la presidente Elena Malquati. Per attuare il programma, l’associazione collabora con la Casa di giorno Don Aldo Mercoli e proprio il colloquio con Ada è tenuto dalla sua direttrice, Valentina Piantanida.

Strade o piazze dedicate alle donne: a Novara 38 su 1.170, cioè solo il 4 per cento

La commessa ragazzina

Per Sigismondi, classe 1938, il centro di Novara ha un significato particolare perché qui è stata una commessa per quarant’anni della sua vita. Ha cominciato giovanissima alla Upim, nella storica sede sotto i portici di corso Cavour: «Ero una ragazzina quindicenne e mi hanno mandato all’esterno con un metro in mano per promuovere le camicie fatte a mano e prendere le misure del collo degli uomini. Mi vergognavo tantissimo», dice ridendo. Ci è rimasta tre mesi, poi è andata a lavorare in un negozio di abbigliamento e tappeti, sempre in centro: «Allora si trovava lavoro facilmente ma venivano imposte regole particolari. Il titolare non voleva personale sposato, così nel contratto aveva inserito la clausola del licenziamento in caso di matrimonio. A me la applicò subito dopo le nozze, nonostante fossi lì da tre anni senza problemi». Dopo un paio di mesi a casa, imparando a cucirsi i vestiti, ha trovato una nuova occupazione come commessa alla «Casa della tela», in corso Italia: «Ci sono rimasta 36 anni e sono stata benissimo. Si vendevano stoffe e arredamento per la casa. Ho servito la signora Bossi: a ottant’anni vestiva tutta di rosa e ha voluto le tende per la casa sul baluardo in crêpe de chine dello stesso colore, sono andata io a metterle a ogni finestra».