Il patto di desistenza è già in atto. Un tacito accordo, tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, che ha come obiettivo quello di sgombrare il campo dai temi che più dividono il centrosinistra, almeno in questa prima fase di costruzione della coalizione. E dunque, innanzitutto, via il nodo Ucraina. È una fase troppo delicata per issare opposte bandiere di partito. Iniziare a mettere in piedi un’alternativa di governo partendo dalle vistose spaccature che in questi anni si sono aperte intorno al sostegno militare alla resistenza di Kiev «sarebbe non un rischio, ma un suicidio», spiega un big del Movimento. «Arriverà il tempo in cui dovremo trovare una sintesi, ma non è questo», spiegano, in sostanza, da entrambe le segreterie di partito. Nelle prossime settimane, quindi, Conte e Schlein non affonderanno il colpo sul dossier ucraino. Nel nome della «spinta fortemente unitaria», come ripete sempre la leader del Pd, anche Conte si limiterà a insistere sul no al riarmo, sulla riapertura al gas russo in condizioni stabili di pace, sulla questione delle sanzioni contro Mosca. Ma niente sugli aiuti militari. «Questo non vuol dire che abbia cambiato idea, così come, immaginiamo, non l’ha cambiata Schlein», spiegano dal Movimento. Ma, appunto, adesso serve una tregua.
Sfida per il leader. Patto sull’Ucraina tra Pd e Cinque Stelle
Schlein e Conte d’accordo a non affrontare i temi più divisivi. Prima dell’estate i piani, in autunno le regole per il voto ai gazebo







