Per ore è rimasto aggrappato allo scafo del barcone su cui ha tentato la traversata, concentrato solo sul disperato tentativo di sopravvivere. Ahmed, lo chiameremo così, è un ragazzino egiziano di 17 anni appena, uno dei 32 sopravvissuti all’ultimo naufragio avvenuto al largo di Lampedusa. L’unico minore che sia arrivato ancora vivo sull’isola, dopo il naufragio che ha causato la morte o la sparizione di almeno un’ottantina di persone.
Sulla spiaggia di Tajoura si sono ritrovati in 110 o 120, nessuno dei sopravvissuti sa dire davvero quanti. Il mare era ancora agitato dagli ultimi scampoli di tempesta, la stessa che solo qualche giorno fa è costata la vita a 19 persone, morte di freddo a un passo dall’Europa. Ma con le onde alte, milizie e guardia costiera libica battono meno le rotte, quindi in tanti provano comunque ad affrontare la traversata. «Meglio il Mediterraneo dei lager», dicono. Ecco perché non hanno esitato a salire tutti su quella carretta a doppio ponte, anche con mare ostile. Ma dopo circa 15 ore, la burrasca si è mostrata con tutta la sua potenza e quel guscio si è ribaltato. Ahmed è fra i pochissimi che dopo essere finiti in acqua, siano riusciti ad aggrapparsi allo scafo. In molti, probabilmente non sono riusciti neanche a uscire dalla stiva.








