Sono passati quasi due anni da quando in Europa è stata messa, almeno sulla carta, la parola fine alla cosiddetta Iban discrimination, la discriminazione degli Iban, ossia l’impossibilità di effettuare o ricevere un bonifico e di attivare domiciliazioni bancarie quando si è titolari di un conto corrente all’estero.La deadline per la migrazione definitiva al sistema Sepa (Single Euro Payments Area, il circuito dei pagamenti per i Paesi della zona euro) era stata fissata al 1 agosto 2014, data da cui la discriminazione è diventata formalmente sanzionabile per effetto del recepimento dell'Articolo 9 del Regolamento (UE) n.260/2012 (noto come Regolamento Sepa). E il 31 ottobre prossimo dovranno adeguarsi anche i Paesi Ue non appartenenti alla zona euro. Nonostante il divieto di discriminazione sia stato imposto da quasi due anni, continuano a registrarsi problemi. Sono l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm, o Antitrust) e la Banca d’Italia i soggetti titolati ai controlli e alla gestione delle segnalazioni da parte degli utenti. Segnalazioni che hanno sortito e continuano a sortire sanzioni a carico di chi non rispetta le regole.Cosa ci dice il caso Revolut sulla discriminazione degli IbanIn aumento le sanzioniLa reazione di RevolutLa petizione di AltroconsumoLa questione della sicurezza è un alibiIn aumento le sanzioniL’Antitrust ha appena inflitto una multa da 1,5 milioni di euro a Revolut nell’ambito di un più ampio procedimento relativo alle pratiche commerciali scorrette che è valso alla fintech una sanzione da 11 milioni. La società è accusata di aver diffuso messaggi ingannevoli sui servizi di investimento offerti e ha usato modalità aggressive e ingannevoli nella gestione dei servizi bancari.La sanzione da 1,5 milioni è a carico di Revolut Group Holdings Ltd e Revolut Bank UAB “per non aver fornito informazioni chiare ed esaustive su requisiti e tempistiche per ottenere l’Iban italiano (con iniziali IT) al posto dell’Iban lituano (con iniziali LT), violando gli articoli 20, 21 e 22 del Codice del Consumo”, si legge nel provvedimento dell’Antitrust.La reazione di RevolutLa società ha prontamente replicato annunciando che presenterà ricorso: "Il passaggio agli Iban italiani ha seguito rigorosi protocolli bancari locali. Siamo tenuti per legge a verificare la documentazione e l'idoneità dei clienti per garantire una transizione sicura, conforme e ordinata all'entità locale”, dichiara Revolut in una nota in cui si specifica che i clienti stimati nel 2026 raggiungeranno quota 5 milioni. Contattata da Wired Italia, la società non ha voluto rilasciare dichiarazioni ulteriori rispetto alla nota ufficiale.Dopo la pubblicazione dell’articolo, Revolut ha voluto chiarire alcuni punti con una nota più esaustiva: “Revolut è sempre stata in prima linea nella lotta contro la discriminazione dell'Iban. Nel corso degli anni, ha intrapreso diverse iniziative, sia in collaborazione con altre aziende che portando la questione ai tavoli europei, per far sì che tale fenomeno venga preso più seriamente”, spiegano da Revolut puntualizzando che “non opera discriminazioni sugli Iban, data la natura del suo business, ma sono i suoi clienti a subirne le conseguenze”.L'intenzione di offrire Iban locali nei vari paesi europei in cui Revolut è presente “è stata intrapresa anche per aiutare i clienti a utilizzare i servizi nel modo più semplice possibile e senza attriti, pertanto collegare la lotta alla discriminazione dell'Iban, di cui siamo promotori, alle motivazioni della sanzione Agcm è del tutto inesatto”.Non è l’unica azienda ad essere finita nel mirino dell’Agcm: il 9 febbraio è stata inflitta una sanzione da 800mila euro a Agos Ducato, società finanziaria specializzata nel credito al consumo, per non aver consentito la domiciliazione dei pagamenti su Iban Sepa extra-Italia o li ha consentiti prevedendo una procedura di addebito più onerosa rispetto a quella applicata agli Iban italiani.La petizione di AltroconsumoMa il perimetro delle “discriminazioni” sarebbe ben più ampio, tant’è che l'associazione che si occupa della difesa dei consumatori Altroconsumo ha lanciato la petizione Stop alla discriminazione Iban ed una raccolta di segnalazioni.“La discriminazione dell'Iban è illegale, ma è ancora molto diffusa. Molte persone non possono pagare una bolletta o ricevere lo stipendio o la pensione solo perché hanno un Iban non italiano. Altre possono farlo, ma solo pagando commissioni non dovute. È una pratica che viola le regole europee. Serve la collaborazione di tutti”, sottolinea Anna Vizzari, coordinatrice public affairs di Altroconsumo.Da febbraio ad oggi – fa sapere l’associazione – sono state quasi 800 le persone che hanno aderito all’iniziativa: oltre alla domiciliazione delle bollette e dello stipendio c’è anche la mancata possibilità di pagare tasse, contributi, di effettuare bonifici validi per le detrazioni fiscali e persino pedaggi autostradali.La questione della sicurezza è un alibiMa come mai continuano a persistere problemi? Resta aperta la questione dei sistemi informatici obsoleti, molti software sono stati programmati per accettare solo il formato Iban locale, ad esempio solo quelli che iniziano con IT. E alcune aziende bloccano Iban esteri paventando infondati motivi legati alla sicurezza soprattutto in caso di frodi o nel recupero crediti.Giustificazioni in contrasto con gli obblighi normativi. La Banca d’Italia ha dedicato uno dei suoi Quaderni dell’antiriciclaggio al tema degli Iban virtuali. Il lavoro prende in esame l’emissione di più Iban collegati a un unico conto, i virtual Iban introdotti per agevolare la riconciliazione dei pagamenti. Secondo Bankitalia se è vero che offrono vantaggi operativi comportano anche rischi di riciclaggio di denaro. Dall’analisi emerge come prima indicazione quella di “contrastare con determinazione l’Iban discrimination. Gli aspetti positivi degli Iban addizionali non la richiedono né la giustificano, mentre essa può celare comportamenti anomali meritevoli di approfondimento”.