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Sarà davvero solo rock'n'roll? Inutile lambiccarsi il cervello. Ci hanno provato in parecchi giornalisti, musicisti, persino filosofi senza grandi risultati.

David Hepworth, classe 1950, ha sostanzialmente accompagnato le sorti di quello stravagante carrozzone che è il rock'n'roll o, se preferite, il pop da quando la musica, non lui, ha smesso i panni del poppante e pure quelli dell'adolescente e ha provato a indossare abiti adulti, per quanto non esattamente sobri, e oggi può gettarsi uno sguardo acuto alle spalle. Collaboratore della storica rivista New Musical Express e fondatore di Mojo e Smash Hits, resta una delle penne più brillanti del giornalismo musicale. Non a caso, la sua autorevolezza ha fatto sì che la BBC gli affidasse l'incarico di co-presentatore del Live Aid, nel 1985.

Se la curiosità di sapere qualcosa di più sincero su come ha preso vita e si è diffusa oltre ogni più rosea immaginazione quella stravagante epidemia di slanci altruisti e disinteressati, la sua ultima fatica italiana fa al caso vostro.