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La Francia finanzia le imprese per i carburanti Bruxelles preferisce contenere la domanda

C'è una certa inquietudine in Europa a riguardo dell'emergenza energetica. Da un lato c'è una Commissione europea che semplicemente ha scelto di aspettare. Ma quando anche la situazione si aggravasse, la mossa sarebbe quella di agire sulla domanda: nell'intervista al Financial Times dei giorni scorsi, il commissario Ue all'Energia Dan Jorgensen non ha escluso di ricorrere al razionamento dei beni energetici di più difficile reperimento come gasolio e carburante per aerei. Una cosa al momento non ancora sul tavolo, ma è quello che si farebbe in caso di un conflitto prolungato e carenza di carburanti. C'è di più: a Bruxelles si vorrebbe tenere duro il più possibile sulle regole del Patto di Stabilità - quelle che obbligano i Paesi a non indebitarsi per più del 3% del Pil ogni anno - perché si ritiene possa essere controproducente. Non tanto, o per lo meno non solo, per evitare una nuova ondata di debiti, ma perché lasciando liberi i Paesi europei di spendere questi andrebbero a varare misure di sostegno fiscale che aumentano la domanda di energia. Una mossa che la Commissione non auspica, perché la ritiene una mossa che aggraverebbe la situazione, sia in termini di prezzi più elevati (se i carburanti costano meno, si vendono più litri) sia di carenze di offerta, in un contesto di approvvigionamenti limitati.