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Italia e Francia chiedono una maggiore flessibilità. I Paesi ecotalebani dicono no pure ai crediti CO2

È incerto fino all'ultimo l'accordo tra gli stati membri in vista del Consiglio Ambiente straordinario di oggi in cui si discute l'obiettivo climatico dell'Ue che fissa il taglio delle emissioni del 90% entro il 2040. La proposta nasce dalla Commissione europea di Ursula von der Leyen (in foto) che la scorsa estate ha presentato un piano di riduzione delle emissioni rispetto al 1990 con la possibilità di esternalizzare il 3% dei tagli grazie ai crediti internazionali di carbonio. Il voto sarebbe dovuto avvenire lo scorso settembre ma il Consiglio Ue lo ha rinviato per permettere una discussione più approfondita tra i leader europei e trovare un compromesso tra le diverse posizioni. Si è così arrivati a una nuova proposta presentata dalla presidenza danese che aumenta la flessibilità per arrivare all'obiettivo. La quota del 3% dei crediti di carbonio verrà ridiscussa con Italia e Francia che chiedono di aumentarla al 5% e la Polonia al 10%, così come verrà rivista la data di entrata in vigore al 2036 con vari paesi che spingono per antipatia al 2031 e una data di compromesso che si potrebbe trovare al 2034.