Sono emerse registrazioni inedite di Maria Callas e Giuseppe Di Stefano, risalenti agli ultimi 4 anni di vita del soprano, che aprono uno squarcio completamente nuovo su uno dei capitoli più enigmatici della storia dell’Opera.
Non si tratta di materiali d’archivio né di documenti ufficiali bensì di registrazioni private in cui Callas e Di Stefano lavorano insieme sulla voce, si confrontano, si interrogano, si espongono. Un laboratorio intimo, mai ascoltato prima, che restituisce la verità di un momento umano e artistico tra i più delicati.
Per anni si è parlato del “silenzio della Callas”: dopo le ultime apparizioni – dalla Tosca al Metropolitan (16 marzo 1965) alla Norma parigina del dicembre 1964 – la voce sembra spegnersi, mentre la vita privata prende il sopravvento, segnata dalla relazione con Onassis e dal ritiro dalle scene. È l’immagine di una diva al tramonto, isolata, distante dal proprio strumento.
Queste registrazioni raccontano un’altra storia. Siamo nell'autunno 1973, accanto a lei c’è il tenore Giuseppe Di Stefano, con il quale tornerà sulle scene con l'ultima tournée. Di Stefano non è più soltanto partner artistico, ma presenza costante, guida, interlocutore e soprattutto: maestro. Un dato che ribalta una narrazione sedimentata nel tempo, quella di un cantante istintivo, tutto natura e poco metodo. Nei nastri emerge invece una figura diversa: paziente, analitica, meticolosa. Di Stefano ascolta, corregge, insiste, ricostruisce, si arrabbia persino. Lavora sulla respirazione, sull’emissione, sul sostegno. Non c’è nulla di improvvisato: è un lavoro quotidiano, quasi ostinato.








