La discografia di Maria Callas, soprattutto dopo la sua morte, dopo cioè che è cessato il suo controllo sulle stampe delle registrazioni, è sterminata, e non tutta di altissima qualità. Tutta, però, di intenso interesse. Ed è, anche, un documento straordinario della particolarità della sua arte interpretativa. Come tale va ascoltata: l'orecchio attento alla pura vocalità non coglie che un' ombra di questa grandissima arte dell'interpretazione che, prima di essere canto, è recitazione. Maria Callas, più che una nuova Malibran, è stata una nuova Ristori, una nuova Bernhardt, una nuova Duse, in parte anche una nuova Garbo, ma anche il confronto con le attrici è riduttivo: l'arte di Maria Callas consisteva nell'essere insieme cantante e attrice.
Ma non nel senso che cantava e recitava, bensì in quello, più profondo e inimitabile, che il suo cantare era già recitare. Risaliva, in tal modo, alle origini stesse del melodramma, quando un Monteverdi sceglie per la sua Arianna non una cantante ma un' attrice. Dopo di lei, invece, come scrive qui accanto Zurletti, siamo ripiombati, purtroppo, nel dominio dei cantanti. Ora, in poche righe non è possibile rendere giustizia alla grandezza e alla vastità delle testimonianze che la registrazione ci ha lasciato.






