Le reazioni infantili dell’opposizione al viaggio di Giorgia Meloni nel Golfo misurano con precisione la bancarotta politica del campo largo: non può essere una credibile coalizione di governo. Pd, 5Stelle, Avs e cespugli vari possono fare un cartello elettorale, ma non guidare uno dei primi produttori e esportatori mondiali. La premier è andata a tessere la tela diplomatica in Medio Oriente con i giganti del gas e del petrolio, Paesi dalle cui forniture dipende il futuro delle imprese e delle famiglie.
Siamo al terzo shock nel giro di soli 6 anni (il lockdown dell’attività economica con il Covid, il distacco dal tubo del gas della Russia e il blocco dello Stretto di Hormuz), il governo in questo scenario ha dato prova di serietà, ha retto l’urto e protetto le fasce più deboli, evitato il dissesto del bilancio, minato dalle follie finanziarie dei grillini (superbonus, reddito di cittadinanza, decine e decine di miliardi buttati e truffe colossali) che oggi vorrebbero guidare il cosiddetto campo largo con il principe del trasformismo, Giuseppe Conte.
Se ci fossero loro al governo, i pentastellati e i profeti della decrescita infelice, i cantori dell’immigrazione incontrollata e del modello cinese, saremmo falliti, con i risparmi degli italiani decimati dai giudizi negativi delle agenzie di rating.











