Figlio di Caterina Sforza (detta la Dama guerriera del Rinascimento) e di Giovanni de’ Medici (detto il Popolano), Giovanni delle bande nere (che in realtà si chiamava Ludovico) fu l’ultimo capitano di ventura, nonché padre di Cosimo, il primo Granduca della dinastia Medici di Firenze. Morì il 30 novembre di 500 anni fa a Governolo, vicino a Mantova, per la ferita riportata durante uno scontro con i Lanzichenecchi di Georg von Frundsberg, un episodio che ispirò anche un celebre film diretto da Ermanno Olmi, Il mestiere delle armi.

Sono secoli che si discute sulle cause (vere) della morte di Giovanni delle bande nere, uno dei tanti cold case del Rinascimento, cioè se si trattò di morte per una ferita in battaglia oppure se si trattò di omicidio premeditato. Durante lo scontro fatale, secondo la cronaca di Francesco Guicciardini, un colpo di falconetto (un cannoncino leggero) “roppe la gamba alquanto sopra al ginocchio a Giovanni de’ Medici; del quale colpo, essendo stato portato a Mantova, morì pochi dì poi”. Vittima di un forte attacco di setticemia, per cercare il salvargli la vita il chirurgo Maestro Abramo gli amputò la gamba destra all’altezza della metà della tibia e del perone. Se prendiamo per vera l’indicazione di Guicciardini che la ferita era sopra il ginocchio, il taglio del piede del Medici equivale a una condanna a morte, poiché la setticemia in poche ore avrebbe avuto ragione delle difese immunitarie dell’uomo, se pur giovane e vigoroso.