Inutile perdere tempo a leggere i documenti dell’Istat. A fare la sintesi ci pensa il professor Nicola Fratoianni: «Un Paese dove sale la pressione fiscale e diminuisce il reddito delle famiglie è un Paese in difficoltà». Chi si fida della buona fede e delle competenze economiche del cosegretario di Avs, e di gran parte dei leader di sinistra che si sono avventati sui dati come lupi feroci, può anche chiudere qui la pratica. Chi, invece, avesse voglia di andare un po’ più a fondo, può analizzare con un briciolo in più di attenzione i due rapporti diffusi ieri: Conti nazionali per settore istituzionale e Conto trimestrale della Ap reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle società.

I dati sul quarto trimestre del 2025 sono quelli citati da Fratoianni, che non mente, ma bara. La pressione fiscale è infatti schizzata al 51,4%, dato che non si vedeva dal 2014. Stesso discorso per le famiglie: il reddito disponibile delle famiglie è diminuito dello 0,4% rispetto al trimestre precedente. Un calo congiunturale, spiega l’Istat, «che si è tradotto in una riduzione del potere di acquisto», quantificata in -0,8%.

Ora, però, andiamo a vedere anche l’altro rapporto. Perché se l’Istat è il verbo, allora la storia va letta per intero, senza fermarsi alle prime righe. Ed ecco che, come speso accade, scopriamo che andando avanti nella storia i colpi di scena non mancano. Fino al punto di ribaltare completamente, come in un bel romanzo, le nostre iniziali convinzioni.