La differenza di approccio è evidente. L’obiettivo è lo stesso. Gli effetti collaterali però sono diametralmente opposti. Approccio uno: Giorgia Meloni a sorpresa è sbarcata in Arabia Saudita. È il primo leader occidentale a fare una visita a quelle latitudini da quando Stati Uniti ed Israele hanno attaccato l’Iran. Visiterà anche Emirati Arabi Uniti e Qatar. Obiettivo: puntare al rafforzamento della sicurezza energetica italiana. Effetto collaterale: viene rinsaldato il rapporto con gli Stati Uniti messo sotto stress con il diniego dell’utilizzo della base di Sigonella. Approccio due: una nave container di proprietà francese attraversa indenne lo stretto di Hormuz in quello che appare il primo transito sicuro di un’imbarcazione occidentale. Non è dato sapere se la riuscita della missione sia dovuta al solo pagamento del pedaggio all’Iran o anche a negoziazioni fra Parigi e Teheran. Nessuno commenta. Obiettivo: pure qui rafforzare la sicurezza energetica francese. Effetto collaterale: si deteriorano ulteriormente le relazioni fra Trump e l’Eliseo.

La differenza fra Italia e Francia in questo momento è tutta qui. Qualora ci fossero dubbi sul fatto che Macron, novello Napoleone, si sia messo in testa di fare l’anti Trump - che da par suo non perde occasione di ricordare la pizza in faccia presa dal presidente francese ad opera della moglie Brigitte- arriva la comunicazione urbi et orbi a disvelare ogni perplessità. Macron vuol regalarsi il suo personalissimo Board of Peace ed immagina un consorzio di medie potenze per negoziare da pari con gli Stati Uniti (e che queste siano le intenzioni è sicuro) e con la Cina (su questo credo sia lecito nutrire qualche dubbio in più). Il richiamo alla Cina è forse più strumentale perché teso a nascondere le velleità di un condottiero che si è messo in testa di emulare il generale Charles de Gaulle oltre che Napoleone. Il Generale mise platealmente un piede fuori dalla Nato. Pur senza uscirne, nel 1966 la Francia si chiamò fuori dalla partecipazione ai comandi militari. Una gita fuori porta che si è conclusa con il rientro dentro la Nato solo nel 2009. È evidente che la Francia si sta chiamando platealmente e nuovamente fuori dalla Nato dopo aver vietato alcuni giorni fa che aerei carichi di rifornimenti militari diretti in Israele sorvolassero i cieli francesi. Il tutto dopo aver ripetuto che lo stretto di Hormuz si riapre solo dialogando (pagando?) con Teheran. E guarda caso una nave francese è passata. E dopo aver ribadito che intende guidare un consorzio di paesi (come Australia, Canada, Corea) alternativi agli Stati Uniti. Tutto questo curiosamente avviene mentre i sondaggi continuano a dare Macron in caduta libera e alcuni membri del suo staff stanno già facendo le valigie in vista delle prossime elezioni. L’Ue e gli alleati europei devono quindi scegliere. L’approccio Meloni? O l’approccio Macron? Quest’ultimo potrebbe teoricamente sembrare il più comodo.