NEW YORK - Fresca dell’anniversario del Liberation Day, quel 2 aprile 2025 che tenne a battesimo la nuova era del protezionismo, la Casa Bianca rilancia sui dazi nel settore farmaceutico. Ma lo fa con ampie esenzioni e sconti, fino alla possibilità di azzeramento, che riflettono la complessa, rischiosa e caotica strategia commerciale di America First tra offensive e retromarce.

Sulla carta il colpo è pesante: fino al 100%, fra quattro mesi, su una serie di farmaci d’importazione e i loro componenti. Quel diktat riguarda però solo medicinali brevettati e aziende che non sono scese a patti con Donald Trump, per abbassare i prezzi e investire negli Stati Uniti partecipando al reshoring della produzione. Non basta: per nazioni coperte da recenti accordi commerciali, come quelle dell’Unione Europea, varranno al più i tetti dei dazi previsti nelle intese. Il risultato netto, secondo gli analisti, è che l’azione sarà molto circoscritta.

L’amministrazione fa però delle sua azione il veicolo di un messaggio ugualmente forte: le tariffe restano in agenda, nonostante la recente bocciatura della Corte Suprema delle aggressive e generalizzate misure originariamente annunciate proprio nel Liberation Day, i cosiddetti dazi reciproci contro i partner sulla base di una discussa legge di emergenza economica. Sul farmaceutico, rimasto fuori dalle reciprocal tariffs, ora scattano misure alternative sulla base di una più accettata normativa, la Section 232 del 1962, al termine di indagini di sicurezza nazionale e per «garantire una catena di forniture protetta, sicura e domestica». La 232 è già usata per altri settori cruciali quali acciaio, alluminio e rame.