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Le riforme del calcio italiano, come per tirare su un palazzo, devono cominciare dalle fondamenta. E le fondamenta sono le scuole calcio e il settore giovanile. Le une e gli altri hanno bisogno innanzitutto di istruttori formati e ben retribuiti. Le linee guida disegnate per le prime devono prevedere la maggiore attenzione alla tecnica di base piuttosto che alla tattica e alla cura del fisico come purtroppo accade attualmente. Altro punto fondamentale della riforma è l’abolizione, almeno nei tornei fino ai 12-13 anni, delle classifiche perché così viene meno la caccia al risultato. In Norvegia si regolano così. Nel frattempo va svolta un’attenzione particolare alla presenza-invasione di procuratori e sponsor che battono a tappeto le scuole calcio per scegliere e mettere sotto contratto, con la complicità dei genitori, i giovanissimi talenti.