Oltre al diretto interessato, ci sono altre persone felici della nomina del fratello d’Italia Gianmarco Mazzi a ministro del Turismo: quelle che lavorano nel mondo dell’opera, dove l’opinione sull’ex sottosegretario alla Cultura con delega allo Spettacolo è più o meno quella che l’erba aveva di Attila. E dire che, nella sua lunga carriera nello spettacolo e in tivù, di musicisti Mazzi ne ha frequentati molti, ma tutti pop. Il neoministro nasce nel 1960 a Verona, “borgotrentino” cioè di Borgo Trento, buona borghesia, si laurea in Giurisprudenza e fa politica fin da giovane, sotto l’egida dei due dioscuri di una destra cittadina ancora destra-destra, Msi e derivati, Nicola Pasetto e Paolo Danieli, che lo ricorda come «un ragazzotto sempre sorridente, con molta voglia di fare, genio dell’organizzazione». La vulgata lo arruola anche fra gli ultras dell’Hellas Verona; di certo, è tifoso e membro dell’Hellas club Parlamento, tenuto a battesimo con Lorenzo Fontama, leghista veronese e presidente della Camera. Mazzi entra nello showbusiness nei primi anni Ottanta attraverso la Nazionale cantanti. Da lì, la carriera di impresario decolla: collabora con i Pooh, Dalla, Morandi, Caterina Caselli, Baccini e con Adriano Celentano di cui rilancia la carriera riportandolo a fare il mattatore, e talvolta il matto, in tivù. Nel palmarès ci sono anche Cocciante, Zucchero, Mogol, Giletti, Vasco, Zalone e, inaspettatamente date le idee politiche opposte, Dario Fo, di cui cura le ultime apparizioni televisive.
Vasco, Celentano, Sanremo e il flop Venezi: la lunga ascesa di Mazzi, ministro pop
Strettissimi i legami con l’agente Presta ma anche con Verona, dove ha curato l’Arena










