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Ultimo aggiornamento: 18:25

di Andrea Cardinale

Inesorabilmente è arrivato il tempo di commenti, analisi, processi sul calcio italiano. A dire il vero è da anni che raccontiamo cosa non va e qual è la strada da perseguire. A Zeneca il calcio italiano ha ricevuto il colpo di grazia, ora possiamo decretarne la definitiva morte. Addossare colpe solamente al CT Gattuso è ingeneroso, non va neanche adoperato come capro espiatorio che si accolla le colpe e le responsabilità di un intero movimento. Arrivati a questo punto, tuttavia, oltre il necessario azzeramento dei vertici federali con il conseguente commissariamento causa incapacità tecnica di chi ha guidato e amministrato il nostro movimento, erano doverose le dimissioni del presidente della FIGC, Gabriele Gravina, principale responsabile sia della doppia catastrofe azzurra tra 2022 e 2026, sia per non aver attuato la rifondazione e la modernizzazione di cui il sistema calcio italiano ha un enorme bisogno per tornare ad essere quantomeno competitivo, mettersi nuovamente a confronto con le big del panorama mondiale.

Le dimissioni sono arrivate nella giornata di giovedì in modo tardivo. Ad esse, sono seguite quelle di Buffon come Capodelegazione. Il prossimo 22 giugno, in pieno svolgimento dei Mondiali, ci sarà un’assemblea straordinaria per eleggere il nuovo presidente. Nel frattempo, trascorreremo un’altra estate da sparring partner delle nazionali che voleranno in America e correremo seriamente il rischio di mettere in scena processi che non porteranno a nulla, mentre il talento che esiste nelle varie formazioni Under 15, 17, 19, 20 e 21 va a perdersi per la mancanza di coraggio di permettere ai nostri ragazzi di giocare, sbagliare e imparare.