Non era solo un "gioco di chimica" o semplice curiosità adolescenziale per le armi. Dietro lo schermo di un computer in zona Porta Nuova, si stava consumando una radicalizzazione rapida e silenziosa. L’avviso di chiusura indagini preliminari del Tribunale dell’Aquila, nei confronti del 14enne apre uno squarcio su una progettualità che gli investigatori della Digos di Pescara e L'Aquila definiscono «operativa».

Il cuore dell'accusa risiede nelle conversazioni intercettate attraverso il software di messaggistica criptata Threema. Tra il 7 e l‘8 giugno scorsi, il giovane ha intrattenuto un dialogo serrato, rigorosamente in lingua inglese, con un interlocutore denominato "Abu Hamzah". Nelle chat, acquisite agli atti con numerosi screenshot, il 14enne non appariva come un neofita. Dichiarava apertamente di essere già in possesso di diversi testi tecnici e chiedeva conferme sulla «potenzialità distruttiva» dei composti che stava testando sul terrazzo di casa. In risposta, il suo contatto internazionale gli ha inviato link diretti per scaricare documenti dal contenuto inequivocabile: non solo il "Manuale del nitrato di urea" (base per esplosivi improvvisati), ma anche istruzioni per la produzione di tossine e veleni.