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Ultimo aggiornamento: 16:43
Non aveva mai dato segnali di pericolosità, né a scuola né nel contesto sociale in cui viveva. Eppure oggi, a Umbertide (Perugia), è proprio questo l’elemento che più alimenta incredulità e inquietudine dopo l’arresto del diciassettenne originario di Pescara, accusato di aver studiato come fabbricare armi e ordigni chimici con l’obiettivo di compiere una strage in una scuola superiore abruzzese ispirata al massacro di Columbine.
In città non si parla d’altro. Il ragazzo, arrivato da meno di un anno, conduceva una vita apparentemente normale. “Si tratta di un giovane che non ha mai dato motivi di preoccupazione”, ha spiegato il suo legale, Angelo Pettinella, sottolineando come fosse “stabilmente inserito nel suo contesto sociale, con solidi legami affettivi” e un percorso scolastico regolare. Parole che rafforzano lo sconcerto di una comunità che ora si interroga su come sia stato possibile un simile sviluppo.
Anche il sindaco Luca Carizia si limita a pochi commenti, evidenziando soprattutto il breve periodo di permanenza del giovane in città. Nel frattempo, la scuola superiore frequentata dal ragazzo ha scelto il silenzio ufficiale, mentre il dibattito si è spostato tra le strade, nei supermercati e soprattutto sui social, dove si alternano paura, rabbia e, in alcuni casi, anche prese di posizione in difesa del minorenne.












