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1 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 11:10 del 1 Aprile
Mentre il mondo sembrava aver trovato un equilibrio con Covid-19, una nuova sottovariante del virus SARS-CoV-2, denominata BA.3.2 e ribattezzata dagli esperti con il nome evocativo di “Cicada”, sta guadagnando terreno rapidamente, in particolare negli Stati Uniti. Identificata inizialmente in Sudafrica a fine 2024, la variante è rimasta sotto traccia per mesi prima di esplodere nella primavera del 2026, raggiungendo già oltre 20 paesi. Cicada è presente anche in Italia almeno da dicembre 2025 e da febbraio è diventata dominante senza un particolare impatto su contagi e ricoveri da Covid. Secondo l’ultimo monitoraggio settimanale del ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità, i campioni attribuibili alla variante BA.3.2 rappresentano il 45% del totale.
Il nome “Cicada” (cicala) è stato scelto informalmente dalla comunità scientifica sui social media per descrivere la sua capacità di restare “interrata” e invisibile per lungo tempo prima di emergere con forza. “Si tratta di una sottovariante della famiglia Omicron – spiega Ivan Gentile, professore ordinario di Malattie infettive e direttore del Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia della Federico II – con una serie di mutazioni genetiche, circa 70, sulla proteina di superficie, la Spike, il che sembra consentire a questa variante, una certa capacità di evadere da quelle che sono le difese immunitarie rispetto alle precedenti infezioni e anche rispetto al vaccino”. L’aspetto che desta maggiore attenzione tra i virologi dunque è la distanza genetica di Cicada rispetto al lignaggio JN.1, su cui sono stati basati gli ultimi richiami vaccinali. A causa di queste profonde differenze, il nostro sistema immunitario fatica a riconoscere immediatamente il virus. Gli attuali vaccini quindi potrebbero non essere pienamente efficaci nel prevenire l’infezione da BA.3.2. “E’ che vero che il vaccino potrebbe essere meno attivo, ma certamente un richiamo può potenziare l’immunità”, precisa Gentile. “Un rinnovo della vaccinazione è comunque consigliabile, specialmente per le persone molto anziane o i fragili”, aggiunge.







