Volenterosi per Hormuz. L’Italia è pronta a «fare la propria parte» nella coalizione internazionale per riaprire lo Stretto nel Mar Rosso, da cui fino al 28 febbraio transitava un quinto del petrolio mondiale. Ma solo ad avvenuto cessate il fuoco. E solo se l’eventuale missione internazionale per garantire la ripresa dei traffici marittimi riceverà il semaforo verde del Consiglio di sicurezza Onu, dove nelle prossime ore verrà messa ai voti una risoluzione proposta dal Bahrein per un intervento volto a ripristinare i flussi energetici globali.

Eccoli, i paletti che il governo italiano consegna agli alleati nella girandola di vertici e telefonate che nella giornata di ieri si susseguono a Palazzo Chigi sulla crisi in Medio Oriente. Prima, in mattinata, il colloquio telefonico tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il primo ministro britannico Keir Starmer. Poi la riunione in videocall dei ministri degli Esteri di 41 Paesi, Roma compresa, convocato su iniziativa di Londra per fare il punto sulle prossime mosse. Da ultimo un incontro a tre nella stanza della premier, Meloni-Tajani-Crosetto, nel qual oltre a Hormuz si sarebbe affrontato anche l’argomento delle basi italiane nell’area.