Anche la Farnesina segue "con la massima attenzione" il caso di Shelly Kittleson, la giornalista americana rapita il 31 marzo in pieno giorno in una via centrale di Baghdad: la reporter collabora infatti con diverse testate italiane, tra cui Il Foglio e l'ANSA.

Il ministro Antonio Tajani ha chiesto di "verificare ogni elemento utile che possa portare alla sua liberazione" e l'Ambasciata d'Italia è già in contatto con le autorità irachene.

E nel buio che circonda la sorte della freelance sembrano avviarsi i primi tentativi di negoziare il suo rilascio, mentre gli Stati Uniti lanciano l'allarme di possibili attentati terroristici nelle prossime ore. Stando al New York Times, che cita due funzionari della sicurezza, la milizia sciita irachena Kataib Hezbollah - le "Brigate del Partito di Dio" - alleata dell'Iran e ritenuta responsabile del sequestro, si sarebbe fatta avanti con rappresentanti del governo di Mohammed Shia al Sudani per proporre una trattativa: la liberazione di Kittleson in cambio del rilascio di diversi membri della milizia detenuti nelle carceri del Paese.

A una richiesta di commento avanzata dal quotidiano americano, un portavoce della milizia non ha risposto. Le autorità irachene hanno affermato, poco dopo il sequestro, di aver arrestato uno dei membri della milizia, quando una delle due auto con cui avevano prelevato Kittleson si era ribaltata durante l'inseguimento. Il resto del gruppo avrebbe lasciato l'uomo sul posto, fuggendo con l'altra auto e portando via la giornalista.