Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie. Anche i dirigenti della Federcalcio, aggrappati disperati ai rami, hanno iniziato a cadere. Prima il presidente federale Gravina. Poi il capo delegazione Buffon. Ora tocca a Gattuso. Rappresentano, di botto, già il passato (anche se nel caso di Gravina, vai a sapere). Di fronte, 40 giorni di vuoto e di grandi manovre, con la data limite del 13 maggio per presentare la candidatura per le elezioni del nuovo presidente e il voto previsto a Roma, il 22 giugno. Quel giorno, il programma del mondiale dice Nuova Zelanda–Egitto, Argentina–Austria, Francia–Iraq, mentre da noi, il conteggio delle preferenze per annunciare, urbi et orbi, il nuovo grande capo che avrà il compito di superare la crisi e riportare l’Italia al mondiale dopo 16 anni.
Ok, ma con quale allenatore in panchina? Bella domanda, sarà il tormentone dei prossimi 70 giorni. Il ballo dei nomi è già iniziato: alla famosa “gggente”, di programmi ed elezioni interessa fino a un certo punto. Alla fine, in questo sciagurato paese il nome del ct della nazionale è accostabile, per seduzione, a quelli del premier e del presidente della Repubblica. La logica dice che sarà il nuovo numero uno della federcalcio a decidere, ma sappiamo che, anche in questa scelta, ci sono pressioni e “giochi” di ogni tipo.














