Circa 1.200 tra case e botteghe, oltre 13 mila ambienti, il tutto costruito due millenni fa, a Pompei.

Ora, grazie all'ausilio di droni, satelliti, robot di tutti questi beni è stato fatto un vero e proprio check-up completo e la schedatura dell'intero sito archeologico è finita in oltre 70mila schede in grado di classificare per urgenze e definire le diverse tipologie di rischio e degrado delle strutture archeologiche presenti nel sito.

E' questo il risultato di un lungo lavoro di indagini in campo da parte di squadre di architetti, ingegneri, restauratori ed archeologi che hanno completato il monitoraggio dell'intera città antica: sarà la base, sistematizzata, che servirà alla manutenzione programmata e alla conservazione del sito. In passato, infatti, la mancanza di una conoscenza aggiornata e dettagliata dello stato di conservazione di tutti questi ambienti, nonché le difficoltà nel garantire una manutenzione costante e periodica, hanno portato a perdite considerevoli: dai muri e affreschi documentati nel Settecento e nell'Ottocento e ormai degradati o non più esistenti, fino al crollo della Schola Armaturarum nel 2010 che produsse il Grande Progetto Pompei, il "salvataggio" finanziato dallo Stato italiano e dall'Ue. Insomma, se la conservazione è sempre stata la sfida più grande di Pompei, ora il suo compimento può contare su un nuovo strumento "sognato" per anni dall'archeologo Andrea Carandini e che riesce finalmente a far dormire sonni più tranquilli al direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel. Il monitoraggio e la schedatura servono come base per gli interventi di manutenzione o per prevenire danni o crolli e ne rappresenta la tabella di marcia: "ci dà le priorità sugli interventi. E' quello che mi rassicura dall'ansia quotidiana e a fronte delle tante notti insonni passate a preoccuparmi su come scegliere gli interventi da affrontare perché non avevamo una fotografia della situazione che fosse sempre aggiornata" dice Zuchtriegel.