The Anarchist Cookbook, CIA explosive sabotage, Home Expedient Firearms, Home workshop prototype firearms, Black Book Companion: State-of-the-Art improvised munitions, Strategia del colpo di stato, Istruzioni per la realizzazione del Tapt. Questi sono i “libri proibiti” che, si legge a pagina 2 del quotidiano locale Il Centro del 1 aprile 2026, sono stati sequestrati nell’ambito dell’indagine su un gruppo di minori organizzatisi in un gruppo di ispirazione neonazista, uno dei cui partecipanti stava pianificando un assalto al liceo artistico Misticoni di Pescara.
Un aspetto collaterale, ma non per questo meno importante, di questa vicenda è il ritorno del “su internet insegnano a fare le bombe”, un mantra che risale addirittura ai tempi dei BBS —i bulletin board system che costituirono la base culturale e tecnica sulla quale sarebbe poi stata costruita “la Rete”— che i media hanno puntualmente riproposto dopo avere preso contezza di quanto sequestrato e del modo in cui gli indagati hanno reperito le informazioni.
Il pericolo del libero accesso alle informazioni
Nel fascicolo processuale ci saranno sicuramente altri elementi a sostegno dell’accusa, ma se dobbiamo considerare quanto diffuso dai media, ebbene allora dovremmo chiederci perché sarebbe prova di un reato detenere contenuti che si possono acquistare senza problemi in qualsiasi libreria. Si, perché il libro sugli esplosivi della CIA è un documento ufficiale declassificato, quelli sulle armi da fuoco sono stati pubblicati da Paladin Press il controverso editore americano che cessò le attività nel 2018, mentre il libro sulla strategia del colpo di Stato potrebbe essere quello scritto nel 1968, con lo stesso titolo, da Edward Luttwak.












