Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 17:12
di Rocco Ciarmoli
Il 31 marzo 2026 Donald Trump scrive su Truth un messaggio rivolto agli alleati europei che non riescono ad avere carburante a causa delle tensioni nello Stretto di Hormuz. Suggerisce di comprarlo dagli Stati Uniti, poi invita ad andare nello Stretto e prenderselo, aggiungendo che gli Usa non saranno più lì ad aiutarli. Non è una provocazione, ma una linea politica precisa: vendere energia, scaricare i costi della sicurezza, uscire dal ruolo di garante.
Il punto non è il tono. È che quel tono è diventato possibile. Mentre Trump scriveva l’Europa registrava un aumento del 70% del prezzo del gas e del 60% del petrolio rispetto all’inizio della guerra, con circa quattordici miliardi di euro in più sulla bolletta delle importazioni in un mese. Le riserve di gas sono ai minimi dal 2022 e iniziano ad emergere misure straordinarie: razionamenti locali, interventi sui carburanti, inviti a ridurre i consumi. Il linguaggio cambia: dal mercato all’emergenza. Non è ancora un lockdown energetico, ma è la traiettoria di un sistema che perde il controllo delle proprie condizioni esterne.











