Lo storico direttore sportivo: “Una responsabilità collettiva di chi fa calcio, compreso il sottoscritto”. E la ripartenza passa dai più piccoli

Il direttore sportivo Walter Sabatini

Genova – Il dolore «lancinante» è destinato a trasformarsi «in un senso di colpa inestinguibile». Poi per il direttore sportivo Walter Sabatini come in tutte le cose della vita «si andrà avanti e si ripartirà» ma è chiaro che la mancata qualificazione per la terza volta consecutiva al Mondiale fotografa «un collasso del sistema calcio italiano di cui tutti gli attori hanno una collettiva, me compreso, e non si può far finta di niente». Complesso, e inevitabilmente riduttivo, «individuare in una chiacchierata» qual è la ricetta per ripartire «ma la carenza di talento è un dato inoppugnabile e bisogna rivedere i settori giovanili dove imperversa la tattica e non si agevola la giocata della strada».

Direttore, la terza esclusione di fila dai Mondiali è un risultato che fa male a tutti i tifosi italiani che credevano, almeno questa volta, di ritornare dopo 12 anni a giocare il torneo più prestigioso. La missione, però, come contro Svezia e Macedonia del Nord è fallita.

«Subito dopo la partita mi sono messo inevitabilmente nei panni dei calciatori e del ct Gattuso. È un dolore lancinante per loro che nel corso delle ore si è trasformato in un senso di colpa inestinguibile. Sono molto dispiaciuto per questi ragazzi e per il tecnico perché non meritano di vivere questo stato d’animo».