PORDENONE - «Era il migliore. Era il più bravo in assoluto». Luciano Campolin non c’è più. «Il più bravo in assoluto», prendendo in prestito le parole del collega e amico Francesco Giannelli, è morto a 70 anni. Ma la sua firma non se ne andrà mai da Pordenone. Architetto, ex insegnante, artista delle case e dei progetti pubblici. La città di oggi gli deve tanto, quella di domani se lo ricorderà. Anni fa era stato colpito da una malattia ma aveva continuato a lavorare. Ha lasciato la moglie Annalisa e le sorelle Laura e Michela. E poi facciate, vetrate, pareti e stanze che parlavano di lui e per lui.

La stazione degli autobus di Pordenone? Firmata da lui. La casa dedicata ai bambini affetti da autismo? Stesso discorso. E ancora uno dei suoi ultimi lavori, una palazzina moderna in via Vallona, non lontano da Borgo Colonna. Ma è un crescendo, perché adesso arrivano i progetti davvero “pesanti”: la sede della nuova Provincia di Pordenone, che ora tornerà nel suo ruolo. Il polo universitario (che si prepara a traslocare al Bronx), il Polo Tecnologico.

«Alla base della mia pratica architettonica - raccontava - c'è l'idea che la buona architettura debba essere la rappresentazione del significato e della volontà collettiva. Quando dico collettivo intendo gli strati più ampi possibili della società. Credo che l'architettura debba offrire un'opportunità per le persone che la usano di sentirsi meglio in un modo più profondo di quanto non faccia l'architettura dell'intrattenimento così celebrata nei media». Mai banale. Nel 1996 ha anche esposto il proprio lavoro alla sesta Biennale di Architettura di Venezia. Nel 1990 aveva invece partecipato al concorso per la sistemazione dell’area sud del centro storico di Pordenone.