VENEZIA - È una fiera unica nel suo genere, con le darsene e le tese dove la Serenissima costruiva le sue navi, che torneranno ad essere occupati dal meglio della nautica di oggi: attese 300 imbarcazioni, dai 4 ai 31 metri, dagli yacht di lusso, alle barche a vela più belle, dai gommoni di ultima generazione, ai gioielli dei maestri d'ascia.
Tra il 27 e il 31 maggio, l'Arsenale di Venezia tornerà ad aprire le sue porte al Salone nautico che, arrivato alla sua settimana edizione, è diventato un po' la "boutique" del settore. Ora però il rischio è la guerra.
«Questo è un conflitto che non ci possiamo permettere. Il mondo non se lo può permettere – ha ammonito il ceo del gruppo Ferretti, Alberto Galassi – Il salone di Dubai per questo conflitto è già saltato. Ora l'appuntamento di Venezia sarà la cartina di tornasole del futuro e della salute della nautica. Ma il mondo prima deve essere normalizzato». Un appello accorato, ieri, alla presentazione della fiera veneziana, dove in tanti hanno fatto cenno ai venti di guerra. Un mix di orgoglio e preoccupazione. Il più diretto proprio Galassi.
«Noi siamo in una nicchia di privilegio – ha premesso – Con un fatturato di un miliardo e 300mila euro, vendiamo a 200 clienti nel mondo. Ma questa guerra sarà un disastro per tutti. Per l'età che ho, ricordo la crisi del 73 quando era in discussione l'approvvigionamento del 6% del petrolio mondiale, oggi è il 12%. Una situazione serissima e pericolosissima».






