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Perquisiti Comune, Inter e Milan: nel mirino i presunti accordi segreti per la vendita. Sala: "Contatti fisiologici". Centrodestra: "Si dimetta"
"Non dovremmo mai usare il termine ristrutturazione per il Meazza (...) non darei idee di cui si possono innamorare...": Ada De Cesaris scrive così nell'agosto 2024 a un collega rendendo "palese - per i pm - il reale scopo del progetto dei fondi di investimento che controllano" Inter e Milan. La Procura è convinta della "piena consapevolezza in capo ai dirigenti del Comune, quantomeno da fine 2017, delle reali intenzioni" dei club sullo stadio, "ovverosia l'abbattimento" e "la realizzazione sull'area della Gfu (Grande funzione urbana) San Siro di un nuovo impianto sportivo e di aree commerciali e museali".
L'inchiesta dei pm Paolo Filippini, Giovanna Cavalleri e Giovanni Polizzi e dell'aggiunto Paolo Ielo ri-travolge Palazzo Marino. Così il sindaco Giuseppe Sala: "Non c'è il minimo riferimento a ipotesi corruttive e ciò è di fondamentale importanza". Poi: "La legge Stadi e le procedure di partenariato pubblico privato richiedono interlocuzioni preliminari con i club calcistici; queste interlocuzioni sono, dunque, fisiologiche". Negli atti si leggono i retroscena della vendita di San Siro. Nove gli indagati, tra cui l'ex assessore Giancarlo Tancredi, l'ex vicesindaco De Cesaris, come consulente dell'Inter, il dg comunale Christian Malangone, dirigenti e consulenti delle squadre, per turbativa d'asta e rivelazione di segreto d'ufficio. Nel mirino, l'avviso pubblico per la manifestazioni di interesse, che avrebbe lo stesso valore di un bando di gara e che sarebbe stato "disegnato sulle esigenze" dei club. Ieri mattina la Gdf ha perquisito Palazzo Marino, la società M-I Stadio, case e uffici degli indagati e sequestrato telefoni e pc.














