È una bellezza nascosta. Incastonata tra due montagne, in un lembo di canyon segretamente disegnato dal torrente Dragone, nome che echeggia la leggenda di un preistorico drago a guardia della valle. Ma quando appare, all’improvviso, oltre il tornante di questo tratto ameno di Costiera Amalfitana, è uno spettacolo di colori. Le maioliche lucenti della cupola della chiesa, la tavolozza brillante dei grappoli di casupole, la luce che gioca con il mare della baia. Atrani è come un fiore, raccolto a bocciolo. Non lo vedi subito, arrivando con la macchina, ma si rivela d’un colpo come un coup de théâtre. Non a caso è considerato il più piccolo comune d’Italia. Ed è tutto un intrecciarsi di vicoletti, archi, cortiletti, scalinatelle (come le chiamano qui), facciate che si arrampicano l’una sull’altra, per poi scivolare nella piccola insenatura di spiaggia cullata dall’azzurro.

È la Spiaggia Piccola, che in questa bassa stagione è ancora animata dalle barche e dalle reti dei pescatori. Lo dicono con un certo orgoglio qui, i residenti: «Siamo l'unico paese della Costiera a conservare intatto il nostro antico carattere di borghetto di pescatori». Una miniatura quasi da amanuense. Passa quasi inosservato, Atrani, in provincia di Salerno, in quell’andirivieni di auto, perché ad un passo dalla fiera Amalfi (a soli 700 metri), che riempie sempre l’orizzonte. Ma Atrani è una meraviglia ancora tutta da riscoprire. E assaporare. Perfetta ora, in tempi di feste pasquali, nella quiete di una stagione che si risveglia dal letargo per assecondare le sfumature della primavera. «Atrani colpisce per l’autenticità dei suoi luoghi e per il concetto di vita lenta», commenta Antonio Napoli, consigliere comunale con delega al turismo. I viaggiatori qui «trovano nei vicoli e negli slarghi il sapore di una esperienza totalmente diversa dal solito, adottando, anche solo per pochi giorni, stili di vita opposti a quelli abituali», dice Antonio che si fa Cicerone speciale in questa nostra passeggiata.