TREVISO - Un percorso di messa alla prova lungo tre anni (la durata massima prevista dal nostro ordinamento), che prevede, oltre alla permanenza all’interno di comunità rieducative, due forme di volontariato: una da svolgere in strutture che aiutano persone con fragilità e con disabilità per tre volte alla settimana e un’altra attività, sempre di volontariato, a cui dedicarsi una volta a settimana. Questo col fine di far sviluppare nei ragazzi l’empatia nel rapporto con chi si trova in una situazione di fragilità o debolezza, appunto.

È, in sostanza, quanto il tribunale per i minori di Venezia ha concesso ieri per quattro dei minorenni (difesi, tra gli altri, dagli avvocati Fabrizio Santoro e Catia Salvalaggio) accusati in concorso dell’omicidio e della rapina ai danni di Francesco Favaretto, il 22enne trevigiano rimasto vittima di un agguato la sera del 12 dicembre 2024 in via Castelmenardo.

Per quanto riguarda gli altri due dei 6 minori coinvolti, la posizione di una 16enne (difesa dall’avvocato Guido Galletti) è stata stralciata. Mentre un 15enne (assistito dall’avvocato Fabio Crea), accusato di omicidio volontario aggravato e rapina aggravata, è stato condannato (in primo grado) a 8 anni di reclusione dal collegio del tribunale per i minori di Venezia (ma la difesa farà appello, ndr). Per gli altri quattro minori, invece, i difensori avevano chiesto appunto la messa alla prova.