TREVISO - Restano confermati, dopo l’udienza di verifica che si è tenuta ieri davanti al gup del tribunale per i minori di Venezia, i percorsi di messa alla prova di quattro dei minorenni (difesi, tra gli altri, dagli avvocati Fabrizio Santoro e Catia Salvalaggio) accusati in concorso dell’omicidio e della rapina ai danni di Francesco Favaretto, il 22enne trevigiano rimasto vittima di un agguato la sera del 12 dicembre 2024 in via Castelmenardo.
I percorsi, della durata di tre anni, prevedono per i giovani, oltre alla permanenza all’interno di comunità rieducative, due forme di volontariato: una da svolgere in strutture che aiutano persone con fragilità e con disabilità per tre volte alla settimana e un’altra attività, sempre di volontariato, a cui dedicarsi una volta a settimana. Questo col fine di far sviluppare nei ragazzi l’empatia nel rapporto con chi si trova in una situazione di fragilità o debolezza, appunto. Obiettivo nel quale i ragazzi stanno riuscendo, stando a quanto emerso durante l’udienza di ieri e il colloquio tra il giudice e i quattro giovani. Lo scopo era proprio verificare, a distanza di tre mesi dall’avvio ufficiale della messa alla prova, se i minori stiano prendendo parte attiva (e non solo formale) nei percorsi. Cosa che è stata confermata.Delitto Favaretto, in aula le scuse di Ozuna e Mclinkspual: «Ci dispiace anche per il video in cella» L’esempio Lo dimostra, fra gli altri, l’esempio di uno dei quattro ragazzi (oggi maggiorenne), assistito dall’avvocato Santoro. «Il mio assistito sta svolgendo colloqui regolari con uno psicologo - spiega il legale - e due attività di volontariato». Tra queste una con gli anziani. «Poi pensava di intraprendere un percorso professionalizzante finalizzato a diventare elettricista. Però dall’altra parte, la struttura che ospita anziani dove sta svolgendo una delle attività, lo ha trovato molto portato per quell’ambito». A breve fra l’altro dovrebbe uscire il bando regionale per diventare Oss e il ragazzo non esclude di tenerlo in considerazione. «Al momento sta ancora valutando» precisa Santoro. Resta il fatto che quello di empatizzare con le persone più fragili, che si trovano in una situazione di difficoltà, era proprio uno degli obiettivi principali del percorso di messa alla prova che, se portato a termine con successo, comporterà l’estinzione del reato di cui erano accusati i quattro giovani. Soddisfatta anche l’avvocato Catia Salvalaggio: «È andato tutto benissimo: la messa alla prova prosegue per tutti ed è stata fissata nuova udienza di verifica a febbraio del prossimo anno» spiega.Personalizzati per ciascuno dei ragazzi, i programmi prevedono anche un cammino psicologico individuale e un altro relativo alle dinamiche che si innescano all’interno di un gruppo, finalizzato a far comprendere loro cosa accade quando un singolo inserito all’interno del “branco” diventa un “bullo”, così che i minori possano maturare rispetto a ciò.Chakaloko contro tutti: il trapper bengalese pubblica un video contro il sindaco Mario Conte e la società Il pentimento Nelle precedenti udienze, i minori avevano già espresso il proprio ravvedimento per i fatti di via Castelmenardo. Un simile rammarico è stato manifestato anche l’altro ieri in aula, questa volta davanti alla corte d’assise del tribunale di Treviso, da tre dei maggiorenni finiti a processo sempre con l’accusa di rapina in concorso e omicidio, sempre in concorso, per la morte di Favaretto. «Mi dispiace per quanto ho fatto. E mi dispiace anche per quanto emerso in questi ultimi mesi, che ha causato scompiglio e disagio. Non volevo avere nessun atteggiamento di sfida o di affronto» sono state le parole 20enne Ade Toluwaloju Mc Linkspual (difeso dall’avvocato Fabio Crea). «Ho scritto una lettera per scusarmi di persona per i fatti emersi e per il video. Nel mio percorso carcerario sono cresciuto e ho acquisito consapevolezza sulle scelte che mi hanno portato a infrangere le regole» ha detto invece il 19enne Angelo Riccardo Ozuna (avvocato Mauro Serpico). I due imputati si sono scusati sia per i fatti legati all’omicidio sia per un video girato dall’interno del carcere e diffuso nei mesi scorsi sul profilo di un ex recluso, Chakaloko, esprimendo dispiacere sia nei confronti della famiglia della vittima sia anche della città e delle istituzioni. «Mi sono trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato» ha concluso la terza imputata, la 20enne Abi Traore (avvocato Sabrina Dei Rossi). Per loro tre il processo continua ed è stato aggiornato a settembre per il conferimento dell’incarico di una superperizia medico-legale.






