Attacchi informatici alle strutture pubbliche, conflitti armati, orientamenti politici. Ma anche tutela delle donne e dei bambini. Sono alcuni dei temi di cui si occupa Francesca Bosco, chief strategy officer del Cyberpeace Institute di Ginevra, in Svizzera, con un approccio che collega gli aspetti tecnici a dignità, responsabilità, diritti di persone e comunità.
Dottoressa, iniziamo dalla sanità. Negli ultimi anni vari ospedali europei sono stati colpiti da attacchi ransomware. Quali sono le conseguenze? E cosa si può fare per evitarli?
“Nel settore sanitario il ransomware è particolarmente grave perché colpisce non solo dati e sistemi, ma mette anche a rischio la continuità delle cure e la sicurezza dei pazienti. Per questo le difese non possono essere soltanto tecnologiche: servono segmentazione delle reti, backup, autenticazione a più fattori sugli accessi critici, cifratura dei dati sensibili, simulazioni di attacco. Poi occorrono investimenti: molti ospedali hanno infrastrutture obsolete, non adatte a fare fronte alle minacce attuali. Importante è, inoltre, un’adeguata formazione del personale che utilizza le piattaforme, come medici, infermieri, operatori. Un episodio decisivo è avvenuto nel 2017, quando il software malevolo WannaCry colpì il servizio sanitario britannico, con conseguenze che sono andate ben oltre il danno economico: ambulanze dirottate, trattamenti rinviati, accesso ai vaccini rallentato, reparti costretti a fermare la propria attività”.






