Sala piena e lunghi applausi hanno accolto all'Istituto italiano di Cultura del Cairo il quartetto Rilke, che ha intrattenuto il pubblico con un programma diviso tra Luigi Boccherini e Ludwig van Beethoven, magistralmente interpretato dai suoi quattro archi.
Giulia Gambaro e Giada Visentin al violino, Giulietta Bianca Bondio alla viola e Marina Pavani al violoncello hanno condotto gli spettatori lungo la transizione cruciale dal linguaggio classico del diciottesimo secolo alla nuova energia dell'età romantica, lo stesso arco di trasformazione che, nelle arti visuali, marca la fine dell'ordine neoclassico e l'urgenza di una sensibilità più individuale e drammatica.
Così, il quartetto per archi in la maggiore di Boccherini rappresenta la raffinata eleganza di un mondo ancora legato a un ideale di armonia e grazia, mentre l'opera 59 n.1 'Razumovsky' di Beethoven apre a nuovi orizzonti.
La sua struttura monumentale, la tensione drammatica e la profondità espressiva proiettano il quartetto d'archi in territori prima inesplorati.
La musica diventa un linguaggio più interiore, capace di combinare il rigore formale con l'intensità emotiva.






