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Dalle “Notti magiche” raccontate dai genitori a una generazione cresciuta senza vedere gli azzurri giocarsi la Coppa del Mondo: la delusione più grande è tutta loro
"Siamo stati eliminati..." . Alle 23.41 ricevo questo messaggio. È di mio figlio. Ha 11 anni. Non c’è rabbia nelle sue parole, non c’è analisi, non c’è nemmeno una domanda. Solo una constatazione secca, quasi incredula. Come se fosse qualcosa che non dovrebbe succedere. È in quel momento, attraverso quelle parole, che si capisce davvero cosa significa l’ennesima esclusione della Nazionale italiana di calcio dai Mondiali. Non è solo una sconfitta sportiva. Non è nemmeno solo una crisi del sistema calcio. È una frattura generazionale.
Perché i più delusi dall'eliminazione degli azzurri non sono gli adulti. Gli adulti, in fondo, qualcosa hanno visto. Hanno vissuto le “Notti magiche”, hanno visto le finali dei Mondiali, le lacrime vere, le piazze piene, l’Italia che si fermava davvero. Hanno memoria, e la memoria in qualche modo protegge.






