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1 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 8:00
Spiedo bresciano addio? C’è chi ci spera e chi si dispera. Ma come sempre la realtà presenta un’infinità di scale di grigi. E se è vero che in provincia di Brescia si continuerà a mangiare gli uccellini nel piatto della tradizione, è altrettanto vero che lo smacco (politico) per la Regione Lombardia è evidente. Per affrontare la storia è necessario fare un passo indietro, cioè a una delle sedute più assurde del recente passato al Pirellone, teoricamente l’organo politico più importante della Lombardia. Correva l’anno 2022, l’Aula era stata convocata unicamente per discutere di spiedo bresciano – e no, non della sanità a pazzi, né di lavoro e dell’emergenza abitativa – e sugli spalti erano presenti circa 50 sindaci, col Tricolore in bella vista, del Bresciano.
Quel giorno, tra le proteste, venne approvata la legge regionale “in difesa dello spiedo bresciano”. In sostanza, sì alla caccia in deroga a specie protette, sì alla “cessione gratuita” dei volatili a ristoratori e sagre anticipata da una semplice autocertificazione. In barba, manco a dirlo, alle leggi europee e a quelle italiane (157/92) che vietano la commercializzazione di “tutte le specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico nel territorio europeo degli Stati membri dell’Unione europea, ad eccezione delle seguenti: germano reale, pernice rossa, pernice di Sardegna, starna, fagiano, colombaccio”. Per chi – legittimamente – non lo sapesse: lo spiedo bresciano è fatto principalmente da peppole, tordi, merli, fringuelli, allodole. E cosa saltò fuori un anno fa? Che la Commissione Ue inserì la legge regionale sullo spiedo bresciano nel proprio EU PILOT 2023/10542 (quello che riguarda il mancato rispetto della Direttiva Uccelli). Vale a dire: la prima fase di un’eventuale procedura d’infrazione. Chi l’avrebbe mai immaginato.






