Per aggirare i controlli avevano spedito come ‘reso’ sui voli di linea dal Messico e dagli Stati Uniti i colli con le pelli di coccodrillo, varano e pitone destinati a una società di lavorazione delle pelli che li avrebbe poi consegnati ai laboratori di lavorazione per i marchi di alta moda in provincia di Pisa e di Vicenza. Ma il traffico illecito è stato fermato dai militari della Guardia di finanza del gruppo di Fiumicino in collaborazione con i funzionari dell’Agenzia delle dogane e dei Monopoli (Adm) dell’Ufficio Lazio 2.

Gli investigatori diretti da Gabriele Nastasi hanno sequestrato stivali e scarpe rivestite con la pelle degli animali esotici per un valore di 100mila euro, e altri 50mila euro di pellame grezzo che avrebbe poi acquisito ulteriore valore dopo la lavorazione. L’inchiesta è coordinata dalla procura di Civitavecchia. Per il momento sono stati indagati tre trafficanti pugliesi, accusati di aver violato in concorso la convenzione sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via di estinzione, firmata a Washington il 3 marzo 1973, oltre che di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico.

L’inchiesta è appena iniziata e non è detto che non si allarghi ai responsabili dei singoli laboratori di lavorazione. Il trucco che avevano escogitato i tre indagati era banale: marchiare gli scatoloni con la dicitura ‘reso’, come se si trattasse di merce comune da far rientrare in Italia e non di articoli e pellami commercializzati clandestinamente e ricavati da specie esotiche protette come il coccodrillo, il tegu rosso, il pitone e il varano.