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Milano, 31 mar. (askanews) – La povertà alimentare non è solo mancanza di cibo. Per molti adolescenti significa anche rinunciare a momenti di socialità, sentirsi esclusi, perdere fiducia in sé stessi. È una condizione che incide non solo sulla salute fisica, ma anche sul benessere emotivo e relazionale dei più giovani. Per comprenderla meglio arriva DisPARI, il progetto di ricerca realizzato dall’Università degli studi di Milano e ActionAid in collaborazione con Percorsi di Secondo welfare che per due anni ha indagato su cosa significa davvero vivere la povertà alimentare durante l’adolescenza.

‘Quando parliamo di povertà alimentare, come quando parliamo di altre forme di povertà, ci riferiamo a un fenomeno multidimensionale. Che significa? Significa che le dimensioni in gioco non sono soltanto quelle materiali, ad esempio sufficiente quantità e qualità di cibo, ma anche quelle immateriali, che hanno a che vedere col piacere, le relazioni sociali, la dimensione emotiva, il benessere complessivo – spiega ad askanews Roberto Sensi, responsabile del Programma povertà alimentare per ActionAid Italia -. Questi aspetti immateriali sono particolarmente evidenti nell’esperienza di povertà alimentare che abbiamo riscontrato tra gli adolescenti. Soprattutto tra gli adolescenti il problema del cibo non è tanto o soltanto un problema di quantità e di accesso, ma è soprattutto un problema legato alle opportunità sociali, alla costruzione dell’identità e alla dimensione emotiva che viene compromessa nel momento in cui le scelte non sono più libere e possibili perché costrette dal contesto socio-economico di riferimento’.