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I movimenti anarchici hanno ripreso vigore, ma il “cammino verso il comunismo” di Sara Ardizzone apre a nuovi scenari
Il flusso anarchico ha ripreso vigore da qualche settimana e ha toccato il suo apice con la morte di Sara Ardizzone e Sandro Mercogliano, vittime di se stessi nel casolare abbandonato di Roma dove stavano fabbricando un ordigno. Lui è morto per l’esplosione, lei per il crollo del tetto dovuto alla detonazione della bomba, probabilmente al plastico. Su questo le indagini sono ancora in corso ma attorno a loro si è stretta la solidarietà dei compagni e si sta alzando nuovamente la tensione con gli antagonisti pronti a contrastare l’ordine costituito e la democrazia, come testimoniano le scritte comparse all’università di Padova.
Qui, appeso sopra la lavagna dell'aula studio, gli agenti (su segnalazione di alcuni studenti) hanno trovato uno striscione con la scritta in rosso: “Ieri partigiani, oggi terroristi, sempre antifascisti”. Nei bagni sono comparse, invece, altre scritte contro la polizia siglate con la A degli anarchici. Gli agenti hanno fotografato le scritte, sequestrato gli striscioni e avviato le indagini per identificare gli autori. È un clima di forte tensione che non si riesce a stemperare ma che, anzi, continua a surriscaldarsi. Ma leggendo i testi che da 10 giorni gli anarchici condividono per omaggiare Ardizzone e Mercogliano, emerge un dettaglio che finora non era ancora stato considerato e che potrebbe fornire un punto di vista diverso sull’intera vicenda.






