Pare un sogno. Un bellissimo sogno. Jannik aveva appena messaggiato a Kimi i complimenti vivissimi per il trionfo ottenuto nel gran premio del Giappone quando, pochi minuti prima di scendere in campo e dominare la finale di Miami, è venuto a sapere che il terzo principino dello sport italiano, lo scatenato Marco Bezzecchi su Aprilia, aveva stravinto la terza gara del motomondiale a Austin.

Un tris d’assi: Sinner più Antonelli più il Bezz hanno confezionato una domenica bestiale sulle piste e sui campi di tutto il mondo. Insieme fanno 71 anni e sono tre eccellenze del nostro sport oltre il calcio, ragazzi che vivono, vincono e si stimano inviandosi emoticon via whatsapp e mostrando la faccia migliore del nostro paese: nel tennis, nella Formula 1, dove manca un campione del mondo dal 1953 (Alberto Ascari), e nelle moto dove abbiamo forse trovato un erede di Valentino Rossi, ora che Bagnaia annaspa.

La cosa buffa è riascoltare quello che taluni dicevano dopo la sconfitta subita da Sinner nella semifinale degli Open d’Australia, contro Djokovic, e il ko patito a Doha con Mensik. Avanzavano dubbi sul campione e venne fuori persino la parola “crisi”: chi sa di tennis si mise a ridere e nei due tornei sul cemento americano Jannik li ha zittiti tutti mostrando una forma fisica invidiabile, un servizio micidiale e inediti dettagli tecnici (volée e smorzate) che gli hanno consentito di dominare prima a Indian Wells e poi a Miami, in finale contro il povero ceco Jiri Lehecka (n. 14 al mondo) superato con un doppio 6-4. Jannik ha centrato il cosiddetto Sunshine Double: frai maschietti l’impresa non riusciva dal 2017 e l’aveva firmata un certo Roger Federer.