Il 31 marzo 2022 la cittadina di Bucha, nel nord ovest di Kiev, venne liberata dall'esercito russo, che la occupava dall'inizio dell'invasione.
Una volta ripreso il controllo della città, le forze ucraine scoprirono centinaia di cadaveri di civili riversi per strada o in fosse comuni.
Molti vengono trovati con le mani legate dietro la schiena, altri con segni di tortura o con colpi di arma da fuoco sulla nuca, segni che indicavano esecuzioni sommarie. Sembrava inoltre che molte delle vittime stessero svolgendo le loro normali attività quotidiane, portando a spasso i cani o trasportando borse della spesa.
Col passare del tempo, sono emerse poi le testimonianze di chi ha visto quegli orrori, così come le denunce di stupri e rapimenti. Le immagini e i filmati di quello che passerà alla storia come "il massacro di Bucha" iniziano subito a fare il giro del mondo.
Le indagini ucraine e internazionali hanno puntato la responsabilità sulle truppe russe, ma il Cremlino ha sempre negato ogni responsabilità, definendo le immagini una "messa in scena occidentale".








