I nuovi robot tagliaerba sono finalmente in grado di muoversi e lavorare senza fili, semplificando di molto il loro utilizzo. Abbiamo testato quello di Mammotion per capire se vale il prezzo che costa

Lo Yuka Mini 2 1000 in azione nel prato dove lo abbiamo messo alla prova

Genova - Per anni, la quasi totalità dei robot tagliaerba ha avuto una grossa, importante e determinante differenza rispetto a quelli cui siamo ormai abituati per le pulizie delle nostre case (qui la prova del nuovo Qrevo Curv 2 Flow): l’incapacità di mappare lo spazio in autonomia. La soluzione era (ed è ancora, per molti modelli) interrare a mano un filo per delimitare il perimetro al cui interno il robot deve agire: un’operazione lunga e noiosa e fra l’altro da ripetere nel tempo perché non è raro che il robot vada per sbaglio addosso a una porzione di filo e lo tagli, obbligando a doverlo risistemare.

La novità di quest’anno è che non è più così: lo scorso gennaio, al CES 2026 di Las Vegas, sono stati presentati tanti robot tagliaerba (di Mova, Segway, Ecovacs e altri) caratterizzati finalmente dalla presenza di lidar, telecamere e intelligenza artificiale per potersi muovere meglio da soli e con minimo intervento umano. Questo è il motivo per cui abbiamo deciso di provare il nostro primo robot giardiniere, usando per alcune settimane il nuovo Mammotion Yuka Mini 2 1000. Di seguito raccontiamo com’è andata, che cosa ci è piaciuto e che cosa non ci è piaciuto.