Tre settimane di analisi certosina dei conti, calcoli e valutazioni tra Roma e il Lussemburgo per capire se l'Italia potrà aspirare a uscire con un anno di anticipo dalla procedura europea per disavanzo eccessivo. L'Italia si trova sullo spartiacque.
Il 22 aprile prossimo Eurostat dovrà validare le statistiche presentate dall'Italia e valutare il livello di deficit del Paese. Gli ultimi dati forniti dall'Istat dicono che l'indebitamento italiano in rapporto al pil è sceso nel 2025, ma non abbastanza, fermandosi al 3,1%, un decimale di troppo rispetto al parametro del 3% previsto dalle regole europee.
I prossimi ventidue giorni serviranno quindi a capire se il Paese potrà levarsi «lo stigma» della procedura, come lo ha definito tempo fa in Parlamento il ministro dell'Economia e delle Finanze, e così aprirsi a una serie di prospettive, come la possibilità di attivare la clausola sulla flessibilità che permetterà di non conteggiare nella spesa i costi per la difesa e all'Italia di mettere nella sicurezza lo 0,5% del pil in tre anni.
«C'è un confronto costante», ha spiegato ieri il vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Raffaele Fitto, intervenendo al Primo Forum della Cucina Italiana, promosso da Bruno Vespa in collaborazione con l'Agenzia Ice e organizzato da Comin & Partners.






